Esiste un momento preciso in cui ci si rende conto che la pizza fatta in casa può davvero rivaleggiare con quella di una buona pizzeria. Quel momento, di solito, arriva la prima volta che si lavora un impasto ad alta idratazione: si tocca una massa morbida, quasi viva, che si trasforma lentamente sotto le mani, e il risultato in cottura è qualcosa di inaspettato. Un cornicione alto e leggero, pieno di alveoli, croccante fuori e filante dentro. Una base sottile che non pesa, non appesantisce, si digerisce senza fatica.
Eppure molti appassionati di pizza evitano ancora gli impasti ad alta idratazione, convinti che siano troppo difficili da gestire. In realtà, una volta capiti i principi di base, si tratta di una tecnica assolutamente accessibile anche a chi non ha anni di esperienza. Serve solo un po' di pazienza, qualche accorgimento pratico e la volontà di sperimentare.
Cos'è l'idratazione e perché conta così tanto
Quando si parla di idratazione di un impasto, si intende la percentuale di acqua rispetto alla farina. Un impasto al 60% di idratazione contiene 600 grammi di acqua ogni chilo di farina. Uno all'80% ne contiene 800 grammi. Sembra una differenza piccola, ma cambia completamente il modo in cui si lavora la massa e il risultato finale nel piatto.
Gli impasti a bassa idratazione (sotto il 60%) sono compatti, facili da stendere e da lavorare, ma tendono a dare un prodotto più denso e meno alveolato. Gli impasti ad alta idratazione, tra il 70% e l'85%, producono una maglia glutinica più estesa e areata, una fermentazione più efficace e, in cottura, una struttura leggera con grandi bolle d'aria. Il cornicione che si gonfia in forno, la croccantezza della base, tutto questo dipende, in buona parte, dall'acqua.
C'è però un rovescio della medaglia. Più acqua significa un impasto più appiccicoso, più difficile da maneggiare, che richiede tecniche di lavorazione diverse da quelle tradizionali. La chiave è cambiare approccio, non forzare.
La farina giusta: non tutti i sacchi sono uguali
Prima ancora di pensare all'acqua, bisogna scegliere la farina giusta. La capacità di assorbire acqua e di formare una rete glutinica resistente dipende dal contenuto proteico della farina, spesso indicato sulla confezione come «W» oppure come percentuale di proteine.
Per un impasto al 75–80% di idratazione, servono farine di forza, con un W superiore a 260 o con almeno il 12–13% di proteine. Le farine deboli, con il 9–10% di proteine, non riescono a trattenere l'acqua in eccesso e si sbriciolano o si afflosciano.
Ottime scelte per iniziare sono le farine di tipo 0 o 00 di forza. Per chi vuole spingersi su sapori più complessi, è possibile mescolare una parte di farina di tipo 1 o integrale, oppure sperimentare con i cosiddetti «grani antichi» come il Timilia siciliano, il Senatore Cappelli o il farro monococco. Questi blend richiedono qualche aggiustamento nell'idratazione e nei tempi di fermentazione, ma regalano profumi e sapori che le farine raffinate difficilmente possono eguagliare.
Le tecniche di impastamento: addio all'impasto tradizionale
La tecnica classica, quella di versare tutti gli ingredienti in una ciotola e impastare energicamente per dieci minuti, non funziona bene con le grandi idratazioni. L'impasto è troppo liquido per essere lavorato in questo modo. Esistono invece alcune tecniche specifiche, semplici da imparare e molto efficaci.
- Autolisi: si mescolano farina e acqua (senza sale né lievito) e si lascia riposare la massa per 30–60 minuti. La farina assorbe l'acqua e il glutine comincia a svilupparsi da solo, senza alcun lavoro meccanico.
- Stretch and fold (piega e tira): durante la prima parte della lievitazione, si eseguono serie di pieghe a intervalli regolari. Si afferra un lembo dell'impasto, lo si allunga verso l'alto e lo si ripiega verso il centro. Quattro pieghe per lato, ogni 30 minuti, per le prime due ore.
- Coil fold: una variante dello stretch and fold, eseguita sollevando l'impasto dalla parte centrale e lasciando che i lembi ricadano verso il basso. Particolarmente utile con impasti molto idratati e molli.
Con queste tecniche, anche un impasto all'80% di idratazione diventa gestibile. L'impasto non si lavora, si educa.
Lievito e fermentazione: il tempo è il vero ingrediente segreto
Un impasto ad alta idratazione fermenta meglio e più velocemente di uno a bassa idratazione, perché l'acqua in eccesso crea un ambiente più favorevole all'attività dei lieviti e dei batteri. Questo significa che si può sfruttare la maturazione lenta in frigorifero per ottenere risultati ancora migliori.
La maturazione a 4–6°C per 24, 48 o anche 72 ore rallenta l'attività del lievito ma non quella degli enzimi proteolitici e amilolitici. Questi enzimi lavorano lentamente, scomponendo le proteine della farina e i carboidrati complessi. Il risultato è un impasto più profumato, più digeribile e con una struttura ancora più aperta.
Per un impasto ad alta idratazione destinato alla pizza, una buona partenza è usare circa 2–3 grammi di lievito di birra fresco ogni chilo di farina (oppure 0,5–1 grammo di quello secco), con una maturazione in frigorifero di 24–48 ore. Chi utilizza il lievito madre dovrà calibrare la percentuale in base alla forza del proprio starter, ma in genere si parte dal 15–20% sul peso della farina.
Ricetta base: pizza ad alta idratazione (75%)
Questa ricetta è pensata per chi vuole iniziare a lavorare con le alte idratazioni senza partire dai livelli estremi. Il 75% è un punto di equilibrio ottimo: l'impasto è morbido e lavorabile, il risultato è già notevolmente superiore a un impasto standard.
Ingredienti per 4 panetti da 250 g
- 1000 g di farina di forza (W 300 o proteine >13%)
- 750 g di acqua a temperatura ambiente (circa 20–22°C)
- 20 g di sale marino
- 3 g di lievito di birra fresco
- 20 g di olio extravergine di oliva (facoltativo)
Procedimento
- Versare 600 g di acqua nella ciotola, sciogliere il lievito, aggiungere tutta la farina e mescolare fino a ottenere una massa grossolana. Coprire e lasciare riposare 40 minuti (autolisi).
- Aggiungere il sale sciolto nei restanti 150 g di acqua, un po' per volta, incorporandolo con le dita. Se si usa l'olio, aggiungerlo alla fine di questa fase.
- Lasciare riposare 30 minuti, poi eseguire 4 serie di stretch and fold a intervalli di 30 minuti.
- Formare una palla, coprire con pellicola e mettere in frigorifero per 24–48 ore.
- Togliere l'impasto 2–3 ore prima di stendere, formare i panetti e lasciarli acclimatare coperti da un canovaccio umido.
- Stendere delicatamente con le mani, senza mattarello, partendo dal centro verso l'esterno, lasciando il bordo intatto.
- Cuocere nel forno più caldo possibile: 250–280°C, sul ripiano più basso o su una pietra refrattaria preriscaldata almeno 45 minuti.
Ricetta avanzata: pizza all'80% con lievito madre
Per chi già padroneggia il lievito madre e vuole spingersi verso un prodotto ancora più artigianale, questa ricetta eleva ulteriormente leggerezza e profumo.
Ingredienti per 3 panetti da 280 g
- 1000 g di farina (800 g di tipo 0 di forza + 200 g di tipo 1 o farro)
- 800 g di acqua
- 22 g di sale
- 180 g di lievito madre rinfrescato e attivo
Seguire gli stessi passaggi della ricetta base, aumentando le serie di pieghe a 5–6 e portando la maturazione in frigorifero a 48–72 ore. Il lievito madre richiede tempi più lunghi ma regala un profumo di fermentazione complessa. La cottura richiede massima temperatura, possibilmente con pietra refrattaria o acciaio da forno.
Gli errori più comuni e come evitarli
Vale davvero la pena?
La risposta, dopo la prima pizza riuscita, è sempre la stessa: assolutamente sì. Un impasto ad alta idratazione non è solo una tecnica, è un modo diverso di pensare alla pizza. Significa rallentare, osservare, imparare a leggere la massa. Significa portare in tavola qualcosa che ha richiesto cura e attenzione, e che si sente.
Il cornicione leggero che si gonfia in forno, la base che scrocchia sotto i denti: tutto questo diventa normale, una volta capito il metodo. E una volta capito, non si torna indietro.
Hai provato a fare la pizza con un impasto ad alta idratazione? Raccontaci la tua esperienza nei commenti.
Il Circolo del Forno


